Raramente mi capita di consigliare libri di poesia, ma oggi desidero fare un'eccezione per promuovere Scene di Vita quotidiana, raccolta del poeta cilentano Andrea Siniscalchi Montereale. La sua è senza ombra di dubbio una voce poetica fresca, caratterizzata da un approccio al mondo inconsueto, originale, che non si limita a descrivere la realtà ma la manipola, talvolta sotto il segno di una goliardia sfrenata, talvolta di una malinconia struggente, talvolta di un disincantato cinismo. Attraverso il suo sosia/alter-ego Kenji, Siniscalchi opera un sovvertimento dei consueti paradigmi poetici, attuando una vera e propria “rivoluzione cartesiana”. Mentre i poeti solitamente, infatti, astraggono fatti concreti, Siniscalchi concretizza astrazioni, lasciando poi al lettore il compito di cogliere il significato più profondo delle sue “scene”. I suoi versi sono una sorta di poesia narrata o narrazione in prosa: un flusso di coscienza non voluto, non ricercato, bensì vissuto. Il libro è suddiviso in diverse sezioni che fanno riferimento a periodi differenti della vita dell'autore e, ad eventi, che hanno lasciato un segno o che, al contrario, diventano significativi proprio in virtù della loro vuotezza.
