Il conto dei miei giorni nelle Americhe continua e i numeri diventano sempre più grandi, così pure esperienze e consapevolezze.
Giorno 144 – Ero a letto, scrivendo le pagine del mio diario, le impressioni, i pensieri, l’amore. Poi, è arrivato tutto d’un colpo e mi ha disarmata. Questa notte, dopo tutte quelle trascorse a fuggirlo, dopo il volume alto della vita, le risate fragorose, le note delle città, tutto per non averlo intorno a indagarmi, doloroso e pungente, ho ritrovato il prepotente silenzio di cui tanto a lungo ho avuto paura e per il resto del tempo prima che mi addormentassi l’ho goduto.
Giorno 148 – Ho ripensato a tutte le volte in cui negli ultimi mesi tornando a Roma dai miei viaggi, mi sentivo in trappola. Ogni volta che mettevo piede all’aeroporto, alla stazione pensavo già a quale sarebbe stata la prossima destinazione. Stasera, tornando a New York City non è stato costringermi in qualche luogo. Ho sentito di essere felice nella strada verso casa, di non voler scappare e di avere ancora tante cose da dare, da prendere e giorni da respirare.
*Perchè so, adesso, che non è un posto a mettere in gabbia, forse ero io a essere un po’ rotta.
Giorno 154 – Oggi Boston. Ho sempre adorato i salici piangenti. Ho addirittura chiesto alla mia famiglia di piantarne uno in giardino, come se i salici fossero alberi da ingabbiare in un recinto. Non so perchè li abbia sempre amati tanto: goffi, ingombranti, soli. Forse per quella foga nel succhiare la vita dall’acqua, per quelle radici rigogliose che li tengono attaccati alla terra, incrollabili. Esempio di forza e libertà.
Oggi, tuttavia, più che dilungarmi nei pensieri, vi regalo i miei occhi.


















parole e scatti di Claudia Cavaliere